Molti di voi mi associano spontaneamente ad un'amante sfegatata della creatività, come darvi torto? Ho creato addirittura un blog con questo nome.
I Love Creativity, quando scelsi questo nome, mi sembrava troppo banale, ma era ciò che mi rappresentava meglio. Ho passato molti fasi di vita, sempre alla ricerca della mia identità personale e lavorativa, ma in ognuna di queste, la medesima costante era la creatività. Ebbene si, sono drogata di creatività. A partire dalla fotografia, passando per la grafica per atterrare al web, non ho mai potuto far a meno di riempire i miei occhi di attività creative.
Ma la creatività cos'è?

Credo in tante forme di creatività, quelle che conosco e quelle che solo ammiro e se dovessi dargli una definizione direi che

 

Social Network e Creatività

Attualmente il mio lavoro, mi porta a passare la maggior parte della giornata in rete ed in particolar modo sui social network. Vedo ogni forma di post, testo, immagini e si anche tanti selfie 😉 In tutto questo marasma trovo molte banalità ma anche tanti picchi di creatività, molti copioni, ma anche molte idee originali.

La mia idea di creatività sui social network è "trovare il proprio mood, inconfondibile, non banale, semplice e vero"

Come definiresti la creatività? E come si può esprimere tramite i social network (sia personalmente che professionalmente)?
C'è un limite all'essere creativo? Dimmi ciò che ami, odi, non sopporti o imiti della creatività che si trova nei social network!

Ecco cosa ho chiesto ad alcuni amici e colleghi abitanti della rete.

  • Facebook
  • Twitter
  • Google+
  • Pinterest
  • Gmail
  • LinkedIn

Carlotta Silvestrini

Mi conosci bene e quindi sai che sono una persona molto spontanea. Mi è difficile, anzi impossibile, essere finta in quello che faccio e ti dirò di più, le rare volte in cui mi sono sforzata di seguire un trend, non ha avuto successo alcuno.
Questo perchè credo fermamente (e chiunque analizzi in modo serio e razionale il mercato del digitale lo può confermare) nel fatto che l'unico valore aggiunto che possiamo dare sia la matrice personale.

Vedo quotidianamente, come penso anche tu, persone prive di qualsiasi estro che producono quantità di materiale che io definirei "meccanico".
Tutto molto lineare, quasi atono. Beh se questo può andare bene nel breve periodo, penso che non premi nel lungo periodo, un po' come i guest post e le marchette, che discostandosi dalla personalità del sito in cui vengono pubblicati, non fanno altro che disallinearsi con il target.
La creatività non è descrivibile, penso. E non penso ci siano limiti di sorta, anzi. Smettere di guardare quello che fanno gli altri andando per imitazione e lasciarsi andare, scrivere liberamente, lasciare scorrere le dita sulla tastiera in modo sincero e disinvolto - come sto facendo io in questo momento - penso sia il migliore esercizio nonché la cosa più apprezzata dal pubblico in generale.

  • Facebook
  • Twitter
  • Google+
  • Pinterest
  • Gmail
  • LinkedIn

Simone Bennati

Ho sempre pensato che ognuno di noi sia fondamentalmente creativo. Nasciamo creativi. Quelli che credono di non esserlo, in realtà non hanno semplicemente ancora scoperto in che modo lo sono e come/dove possono applicare la loro creatività. I social network, per quanto spesso si tenda a demonizzarli, hanno il grande merito di essere riusciti a far emergere quello che io definisco "il genio urbano", ovvero quella scintilla di genialità insita nella cosìddetta "gente comune" e che sui media tradizionali non sarebbe mai riuscita ad emergere. Pensiamo, ad esempio, a realtà come Spinoza, Lercio e Prugna: non sono forse delle vere e proprie perle di genialità quelle che pescano dalla rete e a cui poi danno voce?

Come dicevo, vedo la creatività come una caratteristica presente in ogni singolo individuo, se pur in forme e quantità differenti. Non potrei mai, dunque, delineare un perimetro della creatività, né definirne una precisa struttura. Per me un creativo è colui che sa rendere speciale qualcosa che per molti è normale, se non addirittura banale. E se ci fermassimo un attimo ad osservarci, scopriremmo che anche noi, nel nostro piccolo, qualcosa lo facciamo in modo estremamente creativo. Un modo che è solo nostro e che, data la sua unicità, se portato alla luce potrebbe anche riscuotere un enorme successo. In questo senso, i social network sono il contesto perfetto all'interno del quale esprimere la propria creatività. Il come farlo dipende unicamente dal tipo di scintilla creativa che si possiede.

Non potendo delineare un perimetro della creatività, non posso neanche stabilirne i limiti. Credo che l'unico vero limite sia quello che uno si impone, ovvero quella soglia oltre la quale, per un motivo o per un altro, l'individuo stabilisce che è meglio non andare. Dare sfogo alla propria creatività a volte può portare ad esporsi a dei rischi e c'è sempre chi preferisce non correrne. Personalmente amo le persone che certi limiti non se li pongono e che quindi si lasciano trascinare dal proprio genio creativo, costi quel che costi. La storia è piena di artisti che, riluttanti  all'idea di porre un freno alla propria creatività, si sono cacciati nei guai. A volte anche grossi guai. Ma cos'altro avrebbero potuto fare? Se ti senti ardere dentro di te il desiderio di scrivere, comporre, scolpire, dipingere, danzare, cantare o quant'altro, devi farlo. Se lo senti in maniera così forte, devi assolutamente farlo. Non hai scelta.

Sui social network faccio fatica a trovare qualcosa che NON sia creativo. Magari quella espressa da un individuo può essere considerata una creatività "banale", sputtanata, nazional-popolare, ma pur sempre di creatività si tratta e come tale mi sento di rispettarla. Attenzione, però: la creatività, quando ancora non si ha consapevolezza di quale sia la propria, può anche essere rubata, imitata, copiata. "Fare il verso" a chi è creativo ed è consapevole di esserlo non paga. O meglio, può pagare sul momento, ma alla lunga credo ci si stanchi. Specie se si possiede anche solo un briciolo di amor proprio. Essere apprezzati perché "si è qualcun altro" non credo che sia una cosa umanamente sopportabile. Non sul lungo periodo, almeno. Ecco perché invito tutti a scoprire il lato creativo di se. E' l'unica creatività della quale possiamo sopportare candidamente il peso.

  • Facebook
  • Twitter
  • Google+
  • Pinterest
  • Gmail
  • LinkedIn

Valentina Sala

Elisa, ma una domanda a cui rispondere sì o no non era meglio?

Qui si apre un mondo, e non sono sicura di riuscire a descriverlo a parole.
Vedi, sono certa che il 99% delle persone a cui farai la stessa domanda che hai fatto a me,  partirà scrivendo su un foglio word (o sostituti). È quello che ho fatto anche io, in un primo momento.
Questa NON è creatività. Che scoperta eh?!
Aspetta, ti spiego. Una risposta creativa alla tua domanda potrebbe essere un disegno. Una mappa mentale. Una registrazione audio. Ci sono vari livelli di creatività, intendiamoci, ma uscire dal consueto e ribaltare le consuetudini è un buon inizio.

creativita
  • Facebook
  • Twitter
  • Google+
  • Pinterest
  • Gmail
  • LinkedIn
Creatività, per me, significa dare un proprio tocco a qualcosa che è comune. Assemblare strumenti, parole, grafiche, immagini, azioni, sensi che possono usare tutti, ma in un modo inedito e personale. Per questo non capisco proprio chi copia. Quello che è il frutto di un processo creativo per qualcuno, non può essere preso tale e quale e riproposto con un cappello (brand) diverso. Di creativo, nelle copie, non c’è nulla. E purtroppo i social network e il web hanno agevolato i copioni, mi spiace dirlo.
Per un marchio, ma come per un individuo, essere creativi sui social è più facile di quello che si pensi. A patto di fare un piccolo sforzo prima di buttarcisi a capofitto. Lo sforzo di capire la propria identità. Solo con dei piedi fortemente saldati nel terreno, si può far volare il pensiero e produrre idee autentiche e innovative.

Esiste un limite alla creatività? No, per definizione.

Ma la creatività non può essere fine a se stessa. La creatività ha comunque un obiettivo e deve produrre dei risultati. Soprattutto se parliamo di aziende.
Non sopporto la creatività a tutti i costi, estremizzata e forzata, applicata ad argomenti o contesti che non lo richiedono.
Adoro, invece, vederla applicata alle cose più semplici ma che sanno stupire. Creatività positiva è quando ti fa dire: ‘‘quanto avrei voluto pensarci io, è davvero geniale!” sapendo che avresti davvero potuto farlo.

Di recente ho potuto ascoltare Oliviero Toscani dal vivo e mi è rimasta impressa questa sua frase sulla creatività: “L'insicurezza genera creatività. Non abbiate paura di essere insicuri, da lì verrà il vostro meglio”.
Come a dire che dalla presunzione di saper fare bene una cosa, di conoscere tutto, di essere i migliori non genera creatività. La creatività non puoi impararla, addomesticarla o replicarla.

  • Facebook
  • Twitter
  • Google+
  • Pinterest
  • Gmail
  • LinkedIn

Maria Timpini

La creativita' per me e' innanzitutto una forma di resistenza, o resilienza. Ti permette di esprimere concetti anche profondi con un tocco di leggerezza, ti migliora la giornata, colora l'esistenza.

Adoro vederla negli altri, ho sempre lo sguardo innamorato per chi la esprime in modo non convenzionale, in ogni campo. E ne voglio a quintali nella mia vita.

I social sono espressione di se', non vedo distinzione e non capisco chi fa proclami di social detox. Mi esprimo sui social nello stesso identico modo in cui mi esprimo nella vita: schizofrenia on!

12463767_490725004435624_1255096656_n
  • Facebook
  • Twitter
  • Google+
  • Pinterest
  • Gmail
  • LinkedIn
Non ho un piano di personal branding, sono un'emotiva e una cialtrona, percio' non illudo nessuno e mi manifesto.
Vivo una dicotomia particolare, per lavoro mi occupo di web per una grande azienda, il tono sul mio profilo personale e' ovviamente diverso, e' la mia voce, ma credo fortemente che tutte le aziende debbano trovare tramite un approccio creativo la propria modalita',il proprio modo di raccontarsi, e non temere di scendere dal piedistallo, e in questo la creativita' delle persone e' fondamentale.

La creativita' e' rivoluzionaria, e' trovare soluzioni la' dove altri vedono solo problemi. E" la via della follia necessaria a rendere la vita piu' bella e divertente.

La creativita' ci ha fatto evolvere e continuera' a farlo, fatti non fummo per viver come bruti, ma per viver creando! ( cit. Ehm modificata)

  • Facebook
  • Twitter
  • Google+
  • Pinterest
  • Gmail
  • LinkedIn

Valentina Vellucci

È una questione di dosi: tutti sanno bene o male come si prepara uno spritz. Al supermercato, se vuoi, trovi anche quello già pronto. Eppure ogni barista ha il suo modo di preparare il suo spritz: chi lo fa misto, chi aggiunge una fettina di cetriolo, chi di limone, chi mette Campari, soda e succo di arancio. Chi il Campari non lo mette per principio.

Presidiare i social in maniera creativa è come preparare a tuo modo lo spritz: più o meno gli ingredienti sono quelli, ma con la pratica e la capacità di ascolto si possono creare sapori straordinari!

Di per sé, la creatività è ciò che sfugge alla gabbia delle definizioni, credo. È quell’ingrediente segreto che se lo vedi lo riconosci. E te ne appassioni. Puoi non innamorartene subito: non è quello il ruolo della creatività.  Il suo plus è quello di non lasciarti mai indifferente.

Dal visual (che è la tendenza dominante) al copywriting, il saper catturare l’attenzione creando zone di comfort interiore è ciò caratterizza maggiormente la creatività.
Anche per pochi secondi, il nostro cervello ne viene totalmente rapito. Ed è bellissimo!

La creatività non ha limiti ma, allo stesso tempo, non deve pretendere di essere universalmente riconosciuta. La reiterazione di un concetto creativo anziché di un mood, ad esempio, porta uno stile a essere ripetitivo. Ciò non toglie nulla al fascino della creazione, ma le emozioni veicolate mano a mano si standardizzeranno.
Faccio l’esempio di brand come Ceres e Barilla: sono senza ombra di dubbio brand creativi, ma la reiterazione del concetto anziché del mood ha trasformato le creazioni in eventi da calendario, belli ma non più potenti come una volta.
Un esempio positivo è la pagina Tasty, “piccolo” fenomeno social dai milioni di visualizzazioni che ha creato un suo format visuale estremamente social per presentare contenuti a tema food. 
Altra pagina molto interessante è quella de Robiola Osella, che ha declinato la creatività sul tone of voice, agendo come farebbe la Robiola, in prima persona, con gli utenti.

Ci sono poi i “creativi ad ogni costo”, come Just Eat nel caso di Corona: quando la voglia di stupire diventa “voglia di stupire a tutti i costi” si ottengono dei bei minestroni creativi che lasciano l’utente un po’ annoiato un po’ a disagio.

Ci sono poi quelli che “la creatività sui social la possono fare tutti”: un esempio su tutti Melegatti, da cui la nostra categoria ancora aspetta delle scuse.
La creatività non è riportare frasi della terza elementare sui social media facendo finta che le dica un panettone. Quella si chiama “pigrizia mentale”.
E la creatività ha davvero tante sfumature, ma la pigrizia proprio no, quella non le appartiene.

Grazie mille per l’opportunità Elisa!

  • Facebook
  • Twitter
  • Google+
  • Pinterest
  • Gmail
  • LinkedIn

Cora Francesca Sollo

Mai darmi la parola, perché me la prendo e non la restituisco più. Eppure, cavoletti di Bruxell indorati e fritti, lo sai, mi conosci! 😀

Ti risponderei "seriamente" con un post che ho pubblicato qualche giorno fa sul mio profilo. Un semplice pensiero della buonanotte ma che, esattamente per come sono fatta io, è semplice all'esterno e complicato e al cioccolato dentro!
La creatività e la passione sono fiori forti, quanto delicati. Vanno coltivati, protetti ed accarezzati.
Ogni giorno. Altrimenti si nascondono sotto la cenere della routine.

Frasi poetiche (e pippe mentali) a parte, la creatività è qualcosa che o ce l'hai o niente, nisba, nada. Non puoi forzarti ad essere simpatica, puoi imparare a farlo ma risulterai sempre un po' falsa, finta, insomma. Ci siamo capiti. Essere creativi è un fuoco, un attacco di mal di denti, mal di pancia ed emozione per la vista di Dumbo che vola concentrati nella stessa molecola di vita. Non puoi simulare una passione così. Gli occhi che ti brillano, la testa che ti scoppia per le idee alle 4 del mattino, no. Non credo si riesca.
La banalità, invece sì. Quella puoi copiarla e ricopiarla quanto vuoi. E' come quando dicono "facciamo benchmarking" e poi nemmeno sanno quello che fanno (che Dio li aiuti!): cuciono vestiti -di altri- troppo stretti o troppo larghi sulle aziende o sperano che quelle della stagione passata vadano bene anche l'anno dopo. E' così semplice copiare, rielaborare, spacciare per proprie le idee che è come ballare in discoteca: entri, ti sciroppi due cocktail, ti dimeni e sostieni di essere un creativo: #ecchecivuole?

Ormai tutto è già stato fatto, sui social, sul web e sul online e sull'offline e sulle startup e... potrei continuare all'infinito. La vera innovazione - come dice la persona che stimo di più - è trovare nuovi modi di fare una cosa che fanno già tutti. Perché le persone sono abituate alle cose, tu devi solo trovare un modo nuovo di farli guardare a quel prodotto, a quell'argomento, a quell'azione. Come i bambini: nuovi occhi, nuovo approccio, ma vecchio mondo. Solo colorato diversamente.
Ecco. Questa è la mia definizione di creatività: regalare agli altri un nuovo modo di vedere le cose. Colorare in modo differente l'universo. Fare una rivoluzione, rumorosa, silenziosa, vera, del mondo che ci sta intorno. Una visione nuova, una neo-visione, che ti viene dalla pancia, dal profondo dell'ultimo neurone a specchio che ha ancora voglia di entusiasmarsi, di respirare, di creare.

Creare un proprio essere, il proprio unicorno, il proprio muffin - sul web - è complicato per il semplice fatto che si tenta di essere chi non si è. Si cerca forzatamente la creatività, la presenza online a tutti i costi. Ma se, invece, si restasse solamente se stessi, limando qui e lì giusto le parolacce, i selfie nel bagno ed in costume e gli estremismi vari?

Essere strategicamente se stessi: è la più grande arma che abbiamo per ottenere ciò che si vuole. Che sia essere i più creativi, i più fiqui, i più guru di tutti! Scherzi a parte, vivere il web con serenità, tranquillità e -soprattutto- consapevolezza di ciò che si è, senza maschere, aiuta anche chi ti segue a percepirti nel modo più corretto ed autentico che, sul lungo periodo, aiuta tantissimo!
Meglio essere se stessi o fare la fine dell'imperatore i cui vestiti erano talmente belli da essere immaginari? Suvvia, meglio essere un unicorno spuntato come una matita usata che una bella stilografica che resta nel cassetto senza mai essere, tristemente, usata.

L'espressione della creatività (digitale, in questo caso) trova la sua migliore espressione nei social media, secondo me. Si ha la possibilità di esprimersi in modo trans-mediale (link, rimandi testuali, microblogging e tanta altra roba ancora) e/o verticale su un solo canale di comunicazione. E' il Klondake di Zio Paperone per i creativi. Io non potrei immaginare una casa migliore per la mia creatività, per il mio modo di esprimermi. Lo schermo digitale è il migliore amico delle nuove generazioni e -al dì là di quelle che sono le tendenze negative e sbagliate e deviate et irresponsabili di molti - ciò non significa che non siano una modalità di comunicazione alternativa a quelle canoniche. Professionalmente e personalmente, la creatività non ha limiti, anzi. Sul web diventa commistione: mostro quello che sono ai clienti, a chi mi segue. Vendo anche quella parte di me perché -almeno nel settore del digital marketing- contano immensamente i risultati, ma anche chi porta a casa quei risultati. (O meglio, io così la penso!)

Per le modalità di espressione, invece, credo che ognuno debba trovare il proprio modus, il proprio colore, la propria luce. E' come una fotografia: si prova e si riprova finché non si trova la giusta prospettiva e il proprio stile. E' un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo 🙂 Che sia un modo ironico di porsi o estremamente professionale, che sia attraverso un podcast o piuttosto un webinar, o -semplicemente- i testi di un blog va bene, purché sia TU e non qualcuno che, seppur simile a te, lo faccia al posto tuo. Lasciarsi ispirare dagli altri è importante, prendere ad esempio unicorni autorevoli va bene ma il confine tra ispirazione e fotocopiatrice è sottile. Io la butto là, eh! 😀

Alla creatività bisogna dare un freno ma è qualcosa che non puoi fermare. Invece Cora va fermata, anche il prima possibile, altrimenti invece di risponderti, scrive un altro libro! Cosa amo, cosa odio, cosa non sopporto o imiti della creatività che si trova sui social network A ME? Follia! 😀

In breve -giurin giurello- amo le improvvisazioni: quei post, quei tweet, quei visual che nascono e muoiono nell'arco di poche ore ma che esprimono talmente tanto da lasciarti senza fiato. Un esempio? Io sono una che programma tutto, quasi maniacalmente, poi puntualmente dimentico qualcosa. Ecco, il momento esatto di panico, lo sguardo del mio grafico che già sa cosa gli aspetta, il litigio, la tempesta ed il post che fa più engagement di un mese di programmazioni. E' la creatività da panico, come la chiamo io. Però funziona, solo in casi estremi, ma funziona. E poi amo Gianni Morandi, la spontaneità, la serenità e l'approccio rilassato, mai urlato. Social media manager o no, mi piace da matti.

Dicevamo... cosa non sopporto? Vedi sopra e rilancio: l'auto-celebrazione, la ripetitività, le cose fatte "perché dobbiamo esserci", le cose "fai come quello che ha funzionato". Cavolo, ogni brand, ogni persona, ogni anima digitale e non ha delle sue misure. Le donne hanno la taglia di reggiseno: coppa A, B, C, Z e novecentonovantanove e mezzo con il resto di due (i gatti lasciamoli stare che altrimenti scatta l'allergia, và) ma le aziende -e le persone- hanno idee, pensieri, emozioni. Sono fluide, cambiano, la (l)unicità è parte di loro: è impossibile cucire lo stesso vestito su due entità diverse e differenti. Ognuno ha diritto alla sua creatività!

Per cosa imito è facile come bere un bicchier d'acqua: quando qualcosa comincia a frullarmi in testa, a prendermi il mal di pancia e -nello stesso momento- gli occhi mi si riempiono di lacrime allora è una soluzione creativa che si avvicina così tanto al mio mondo che devo rielaborarla, smontarla, capirla, comprenderla e farla mia, nel modo più viscerale possibile. Senza mai copiare (è ovvio)! Perché, non bisogna mai dimenticarlo, la creatività è una questione di farfalle nello stomaco, lacrime facili e mani che tremano. E' un'emozione (e una dannazione) dalla quale non si scappa!

 

Questi sono solo i primi interventi che ho raccolto, vi attende la seconda parte e perché no anche la terza!
Vuoi dire anche tu la tua sulla creatività? Cosa aspetti, contattami e ti inserirò tra i contributor!